LA TOMBOLA DELLE LANDE
Jan. 1st, 2026 09:05 pmRacconti di Natale
3
Il primo nipote
Scritta per la Tombola delle Lande 16
(prompt 39. shopping dell’ultimo minuto)
“Adottare è difficile”, dicevano.
“È un cammino lungo e difficoltoso”, dicevano.
“Possono, anzi ci saranno, ostacoli e imprevisti”, dicevano.
“Ci vorranno anni”, dicevano.
E sì, magari per la maggior parte era così. E Thomas non si stava certo lamentando di Danny, ci mancherebbe, quel pulcino arruffato con le guance paffute, dolce angelo, il suo primo nipotino.
Solo che, per l’amor del cielo, Elliot glielo aveva detto solo un’ora prima, e a lui gli assistenti sociali lo avevano detto solo due ore prima, ed era la vigilia di Natale, e la mattina successiva avrebbero passato il primo Natale con Danny. Senza regali. Perché tutto si aspettavano, tranne che ricevere quella notizia.
«È un’emergenza! Fate passare! Per piacere, signorina, la porta!»
Thomas cercò di scansare l’ennesimo passante e salire i gradini ghiacciati all’ingresso del negozio di giocattoli senza perdere l’equilibrio.
Erano le sei e un quarto di sera. Mancava meno di un’ora alla chiusura. Una fiumana di clienti soddisfatti e di fretta gli remava contro. La signorina che sperava gli reggesse la porta aperta, se la lasciò chiudere alle spalle senza una seconda occhiata.
Al diavolo, non sarebbe bastato quello a fermarlo! Lui non era un nonno che si arrendeva.
Entrò come se il negozio avesse dovuto espugnarlo.
Di commessi a cui chiedere aiuto, neanche l’ombra. Di mettersi a scegliere il regalo più adeguato, non c’era tempo.
Thomas afferrò un carrello e prese ad usarlo come ariete, mentre navigava i corridoi al passo più sostenuto che le sue anche gli permettessero. Nei venti minuti successivi, lo riempì di tutto ciò che riuscì ad afferrare. Le sue priorità erano: il più grande, il più morbido, il più colorato, il più luminoso. Rubò un unicorno peluche dalle mani di una madre. Si gettò su un set lego di un razzo spaziale. Quasi travolse un barboncino mentre sfilava dal cestino della sua padrona un kit del piccolo chimico.
Doversi fermare per la fila alle casse fu quasi traumatico. Non capiva se gli stesse per venire un attacco di cuore o era solo terrorizzato che lo cacciassero prima di poter pagare. Quando venne il suo turno - cinque minuti alla chiusura - il commesso sfibrato non lo guardò neanche, si limitò a passare i troppi regali sul lettore del codice a barre.
«Sono nonno,» gli sfuggì, mentre per la prima volta passava davvero in rassegna i giocattoli che stava acquistando.
Il ragazzo non diede segno di averlo sentito.
«Sono nonno,» sussurrò ancora. Nonno Thomas. Suonava così bene. «Sono nonno.»
«Sono 289 euro, vuole delle buste?»
«Sono nonno.»
Il commesso lo guardò con un luccichio di vita negli occhi. Non era un luccichio rassicurante, in realtà.
«Signore, sono 289 euro,» ripeté, scandendo bene le parole e alzando la voce, «vuole delle buste?»
Thomas gli sorrise. «Sì, grazie molte,» e gli passò la carta di credito.
Imbustò tutto, salutò - senza ricevere risposta - e trascinò faticosamente i suoi acquisti fino alla strada, con le saracinesche del negozio che si chiudevano dietro di lui.
Ancora sorrideva.