Settimana: 5
Missione: M1
Prompt: storia a bivi
Titolo: Il terzo fratello
Fandom: Originale
Rating: sfw
Warning: sottinteso, ma proprio tanto sottinteso - lo devi cercare con la lente - abuso/abbandono di minore (la storia è molto fluff in realtà)
Note: (A) è la prima parte del racconto comune, (B) e (C) sono due finali alternativi tra loro
(A)
Sir Guilliard delle Lande poteva vantare un possedimento di quindicimila acri, una vigna tutto sommato modesta, una rendita sufficiente a far vivere in tranquillità tutto il suo seguito e il favore del Lord delle Lande, cosa più unica che rara.
Non poteva vantare una moglie, non ancora. Nessuna fanciulla di buon rango si era detta disposta a sposare un cavaliere di origini plebee - sebbene, man mano che le sue ricchezze aumentavano, gli sguardi dei padri si facevano sempre più interessati.
Poteva vantare, però, dei figli. No, in realtà non poteva vantarli, perché erano orfani raccolti dalla strada senza una sola goccia del suo sangue, ma ai suoi occhi ormai non poteva che definirli tali. Ed era orgoglioso di definirli tali: i suoi due splendidi, intelligentissimi e moralmente preoccupanti figli.
Sam e Billy lo salutarono quella mattina, come ogni mattina, al tavolo della colazione, già sporchi di marmellata di fragole e carichi di zuccheri. Nei cinque minuti che il tutore impiegò ad arrivare a prenderli, gli illustrarono con entusiasmo tutti i piani che avevano per la giornata, compresa l’esplorazione dei campi di lavanda, la caccia alle galline del vecchio Pete, la gara di corsa a dorso di pecore e la preoccupante sfida con i figli del mugnaio per il miglior scalatore di mulini. Poi vennero trascinati via per le poche ore di lezione che erano stati disposti a seguire.
Dopo che se ne furono andati, Sir Guilliard finì la sua colazione alla svelta. Doveva andare in città quel giorno, per una faccenda che non vedeva l’ora di portare a termine.
Partito a cavallo all’ora dei tagliaboschi, salutandoli da lontano mentre si infilavano nel bosco, si diede al galoppo sulla strada maestra fino a Grattastelle. Arrivò tre ore dopo e, senza perdere altro tempo che non fosse lasciare il cavallo in stalla, si diresse al Palazzo di Legge.
Lord Highstone fu di parola e fece sbrigare subito le pratiche, così che la richiesta di riconoscere i suoi “bastardi” - un piccola bugia a fin di bene - fosse inviata al re l’indomani.
Per il primo pomeriggio, Sir Guilliard era di nuovo a casa, molto più sereno di come era partito. Fece subito chiamare i ragazzi per dar loro la bella notizia.
“Samwell e William delle Land-”
Le parole gli morirono in gola. A fare il loro ingresso nel salotto al piano terra non erano stati due ragazzi, ma tre.
Sam e Billy, sorridenti, stringevano una ciascuno la mano di un terzo bambino, più basso e minuto di entrambi. Indossava dei vestiti palesemente dei suoi figli, che gli pendevano su una spalla e sulla vita, arrivando a coprirgli i piedi. Della sporcizia pulita malamente gli oscurava il viso, insieme a capelli lasciati crescere troppo lunghi.
Il bambino guardava a terra e stringeva spasmodicamente le mani dei ragazzi più grandi. Sam e Billy avevano cominciato ad agitarsi sul posto.
Guilliard sospirò, chiudendo gli occhi e stringendosi la radice del naso tra due dita.
(B) → Guilliard interroga Sam e Billy sulla provenienza del bambino
(C) → Guilliard non si fa domande e adotta un terzo bambino
(B)
“Ditemi che non avete rapito un bambino.”
“Certo che no!” disse Billy, il tono offeso, “l’abbiamo trovato che vagava sui pascoli a nord, sembrava un ubriaco in miniatura.”
“Era freddo e tremava,” aggiunse Sam, con voce più conciliante, “aveva i piedi come due blocchi di marmo, sporchi e feriti. Lo abbiamo portato a casa per aiutarlo.”
Gilliard diede una nuova occhiata al trovatello.
“Avete chiesto a qualche domestico di aiutarvi?”
I ragazzi scossero la testa.
“Non ce n’era bisogno,” disse Billy, “gli abbiamo dato da bere, da mangiare e dei vestiti. Ora sta molto meglio.”
Lo indicò, come a dire “guarda quanto sta meglio!”
Il bambino ancora fissava il pavimento e sembrava volersi rifugiare dietro ai due ragazzi.
Gilliard si sforzò di ammorbidire il viso e la voce, inginocchiandosi per nascondere la sua stazza. “Ciao, pecorella. Va tutto bene, non devi avere paura. Come ti chiami?”
“Si chiama Ally,” rispose Sam.
Gilliard gli fece cenno di tacere. Riprovò con il bambino. “È un bel nome, Ally. Io mi chiamo Guilliard. Sam e Billy sono tuoi amici?”
Ally si strinse tra i due ragazzi, per poi annuire timidamente.
“Posso essere anch’io tuo amico?”
Ally guardò Sam, che annuì, sorridendo incoraggiante. Spostò lo sguardo su Billy, che fece lo stesso. Solo a quel punto si azzardò a guardare Guilliard. Fece il più piccolo dei sì con la testa.
“Bene. Ally, vorrei presentarti una persona, può essere anche lei tua amica, se vuoi. Si chiama Rosalind, è la migliore domestica del mondo. Ti farà un bel bagno caldo.”
Con un gesto fulminio, Guilliard prese il bambino tra le braccia, alzandosi in piedi per tenerlo fuori portata dei due ragazzi più grandi, che cominciarono subito a protestare.
Ally fu per un momento troppo spiazzato per fare alcunché e Guilliard ne approfittò per cominciare a massaggiargli la schiena con una mano, sperando di prevenire un attacco isterico. Sì affacciò subito in corridoio e fermò la prima cameriera che vide passare, chiedendo di Rosalind.
“Non ha bisogno di un bagno! Lo abbiamo pulito noi, ridaccelo!” Billy sembrava pronto a scalarlo pur di riappropriarsi di Ally.
“Non è un giocattolo, Billy. È un bambino. Farà un bagno e una bella dormita e intanto noi cercheremo i suoi genitori. Saranno fuori di sé dalla paura, ormai.”
“Non è vero! Se avesse dei genitori non lo avremmo trovato a vagare sul prato. È da solo.” Sam sembrava terrorizzato che potesse tenerlo lontano da Ally per sempre e Guilliard si rese improvvisamente conto di avere ben tre ragazzini spaventati da gestire.
Controllò il primo, quello che aveva tra le braccia. Le carezze sulla schiena stavano facendo la loro magia, o era semplicemente esausto dalla sua avventura notturna, ma di fatto Ally sembrava a un passo dal cadergli a dormire su una spalla, cullato dal dondolio del suo passo frenetico. Bene.
Billy ancora gli artigliava una gamba, probabile che gli strappasse i pantaloni. Guilliard abbassò l’altra mano per accarezzargli la testa, piccoli movimenti circolari con le dita sulla nuca, mentre gli premeva la fronte sulla propria coscia. La stretta delle piccole dita si alleggerì appena.
Sam era sull’orlo delle lacrime.
“Sammy, ehi, vieni qui. Va tutto bene. Ally farà solo un bagno e starà bene. Staremo tutti bene.”
Gli tremolò il labbro, ma da bravo ometto disse: “vado a chiamare Rosalind” e corse via.
Mezz’ora più tardi, con Ally nelle sapienti mani di Rosalind, Guilliard riportò entrambi i ragazzi e sé stesso nel salotto, optando questa volta per il divano imbottito davanti al camino. Sistemò tutti in modo che fossero accoccolati insieme, comodi e piacevolmente al caldo. Le reazioni dei suoi figli gli dicevano che si erano affezionati già troppo al piccolo pulcino, e lui stesso sentiva che sarebbe bastato un niente per innamorarsi di Ally. Però era necessario fare la cosa giusta, per quanto dolorosa, e lui doveva dare il buon esempio.
“Ascoltate, ho bisogno che mi diciate che abiti indossava Ally quando l'avete trovato. Se aveva degli oggetti con sé o se ha detto qualcosa di particolare.”
Nessuno dei due parlò, i respiri ancora pesanti e umidi.
“Sapete, domani chiederanno al re se potete diventare miei figli.” Alla sua sinistra, Sam trattenne il fiato. Billy riprese ad artigliargli la gamba - e se questa non era un’abitudine che avrebbe dovuto togliergli. “Se un giorno vi perdessi, farei di tutto per ritrovarvi.” Sospirò. “Non so perché Ally era da solo, se è successo qualcosa a lui o ai suoi genitori, ma so che se fossi suo padre, ora sarei terrorizzato. Volete proteggerlo, lo capisco, e se vi fidate di me e mi rispondete, vi prometto che in un modo o nell’altro risolveremo tutto.”
Ci volle qualche altro minuto per ottenere le informazioni che voleva: questa volta nessuno dei due ragazzi riuscì a trattenere il pianto.
(C)
“Cominciate a spiegare,” disse, alzandosi dalla scrivania per versarsi un bicchiere di vino.
“Lui è Ally,” prese la parola Sam, “lo abbiamo trovato a vagare tra le pecore, sul pascolo a nord, tremante e senza scarpe. Lo abbiamo portato a casa per aiutarlo.”
“Ha mangiato, bevuto, si è cambiato e ora è nostro fratello,” continuò Billy, soddisfatto come quando gli diceva che sì, aveva fatto i compiti assegnati dal tutore. “Può usare i miei vestiti e quelli di Sam, finché non ne avrà di suoi. E dormire nei nostri letti, in quello che preferisce, anche quando avrà una camera tutta sua.”
Guilliard prese il primo di quella che sospettava sarebbe stata una lunga serie di sorsi. Fortuna che pagava bene per avere dell’ottimo vino. “Trovato tra le pecore,” ripetè.
I ragazzi annuirono.
Infondo, non era la storia più bizzarra in cui si fosse imbattuto. Sam gli era letteralmente caduto tra le braccia mentre passava sotto un ponte.
Bevve un altro sorso.
Si avvicinò al piccolo, chinandosi in ginocchio per dissimulare la sua stazza. “Ciao, Ally. Io mi chiamo Guilliard, sono il padre di questi due combinaguai.”
I combinaguai in questione sussultarono.
“Ti va di raccontarmi come è andata la tua giornata?”
Il piccolo Ally sollevò lo sguardo solo per guardare le due piccole torri a sua guardia e, solo dopo aver ricevuto da loro sorrisi incoraggianti, annuì.
Guilliard gli offrì le mani, aspettò pazientemente che il bambino si avvicinasse per primo e poi lo sollevò in braccio, andandosi ad accomodare sul divano davanti al camino spento. Bloccò subito gli anatroccoli che fecero per seguirli.
“Billy, cerca Rosalind e chiederle di preparare un bagno caldo per Ally. La aiuterai a lavarlo.”
“Lo abbiamo già lavato!”
“E male. Rosalind saprà fare di meglio, è il suo lavoro. Vai.”
Billy indugiò sul posto, chiaramente non desideroso di uscire di scena.
Guillard spostò la sua attenzione sull’altro ragazzo. “Sam, vai da Rodrick e fatti accompagnare in paese, comprate dei vestiti per Ally della taglia giusta.”
Sam annuì e uscì dalla stanza, seguito dal fratello.
Appoggiato al suo petto, Ally assistette alla scena con le piccole spalle che si tendevano al rimanere solo con lui, ma allo stesso tempo aggrappandosi alla lana spessa del suo maglione come se temesse che anche Guillard se ne sarebbe potuto andare.
Bastava un’occhiata per capire che ci sarebbe stato tanto lavoro da fare.
Senza costringerlo in nessun modo e assicurandosi che avesse sempre una “via di fuga”, cominciò ad accarezzargli la schiena, sperando che una bella dose di coccole lo avrebbe aiutato a tranquillizzarsi.
“Come sei finito qua?”
Non ricevette risposta, allora provò con una domanda più semplice, qualcosa a cui il bambino avrebbe potuto rispondere con un semplice sì o no.
“È vero quello che Billy e Sam hanno raccontato di te?”
Ally annuì, strusciando la testa sul suo petto.
“Sono dei bravi fratelli maggiori, vero?”
Questa volta, il movimento della testa fu più deciso. I ragazzi sembravano un buon argomento.
“Va bene se ti parlo un po’ di loro e poi tu mi parli un po’ di te?”
Ally annuì ancora una volta e per Guillard fu semplice parlare con il cuore in mano a quel piccolo, strano confessore dei suoi due più importanti tesori. Partì dai racconti di marachelle non troppo pericolose, per poi passare ai suoi momenti preferiti con i due ragazzi. Quando Sam gli aveva chiesto per la prima volta aiuto a far di conto e si erano stesi davanti al fuoco, circondati di fogli e inchiostro, per poi addormentarsi uno sull’altro. Quando Billy era riuscito a stare in groppa per un giro intero del recinto e, entusiasta, gli era venuto incontro con tutto il cavallo. Quando entrambi avevano dichiarato di voler diventare cavalieri come lui.
Infine, gli sfuggì di bocca l’incontro di quella mattina, la richiesta ufficiale di riconoscimento. Detestava che tutta quella manfrina legale fosse necessaria e allo stesso tempo era più che felice di avere qualcosa di scritto, immortale, che attestasse il loro legame.
“La richiesta è davvero breve, neanche una pagina di pergamena, e la risposta lo sarà ancora di più. Ma deve leggerla il re e non è tra le sue priorità più urgenti, quindi ci vorrà almeno una settimana prima che possa avere i documenti.” Gli venne un dubbio. “Sai cos’è una settimana, Ally?”
Ally annuì, poi sollevò sei dita.
Molto delicatamente, Guillard gliene fece stendere un settimo.
Quando arrivarono Rosalind e Billy a prendere il piccolo, Guillard non aveva ancora cominciato a fargli delle domande, ma lo sentiva addosso molto più rilassato e sereno, quasi appisolato. Senza dubbio, dopo il bagno caldo avrebbe dormito, se non durante. Invece che lasciare che la domestica lo prendesse, se lo tenne in braccio e li accompagnò.
Un pensiero curioso gli passò per la testa: non prendeva in braccio un bambino da un po’ di tempo. Billy e Sam erano ormai abbastanza grandi da considerarlo un segno di debolezza e un affronto alla loro età “non adulta ma quasi”, quindi non si erano lasciati più prendere in braccio, se non per situazioni straordinarie.
Non gli sarebbe dispiaciuto ricominciare. Con un’altra carezza lungo la schiena di Ally, Guillard considerò che no, non gli sarebbe dispiaciuto affatto.