COWT13

Mar. 30th, 2023 09:31 pm
[personal profile] nemi23
 

Settimana: 6

Missione: M3 

Prompt: 23. alba

Fandom: Originale

Rating: M

Warning: /

Note: /

 

Custode di tormenti

La notte è quasi terminata. Il cielo a est, sopra la sagoma frastagliata dei Monti Spezzati, sta cominciando a schiarirsi. È una chiarore flebile, che non arriva tra i vicoli stretti della città, protetti da giganti di cemento decrepiti e stanchi. Eppure c’è, e le Ombre lo percepiscono. 

Si agitano, si ritirano negli anfratti, vanno a cercare rifugio nelle fogne e sotto i palazzi. Capricciose, sibilanti. Astiose contro il giorno che nasce e le strappa al loro dominio. È il momento peggiore per uscire allo scoperto e incontrarle sulla propria strada.

“Non ti avevo detto di stare alla larga da quassù?”

Il Gatto Nero non può concedersi di abbassare la guardia neanche negli ultimi minuti, non con un principe cocciuto e spericolato che bada più all’integrità del suo regno che non a quella del suo corpo. Stupido, tormentato Fey. A che serve escogitare una buona strategia diplomatica con i nobili dell’Oltremondo, quando le Ombre di masticano le spalle e ne sputano le ossicine?

“Manca poco all’alba.”

Corona Spezzata rotola sulle tegole con indolenza, per niente preoccupato del vuoto sotto i suoi piedi e delle bestie che lo abitano. Sembra sfinito. Non nel corpo, no, e neppure nella mente. Il suo è un tarlo dell’animo.

Il Gatto Nero si avvicina per raccogliere quella pezza logora e rimetterla in piedi - ancora. “Appunto. Ancora non è l’alba. Torna dentro.”

Fey si aggrappa alle sue spalle per tirarsi su, poi alla sua nuca per tenerlo fermo mentre lo bacia. Si aggrappa alle sue labbra, infine, come se fossero l’unica cosa che gli impedisce di cadere.

È una di quelle notti, dunque. Niente corona, niente orgoglio regale, onore e stronzate simili. Solo Fey, bisognoso del calore di un corpo. 

Il Gatto Nero lo cinge a sua volta e valuta il cielo per un altro momento, prima di caricarlo in braccio. Lascia che le sue Ombre li avvolgano, cancellando il blu di prussia con una pennellata di antracite. Accoglie l’oscurità, il freddo della vastità e gli orrori dell’ignoto come un ritorno a casa, e il corpo di Fey che si stringe di più a lui con ancora maggior piacere. Quando rimette tutto in gabbia dentro di sé, sono circondati dagli ori della camera reale. 

“Odio quando lo fai.” 

Tutti lo odiano. Nessuno può comprendere. “Dovrei smettere di fare una cosa solo perché la odi?”

“Sì” 

Quell’insolito residuo di superbia muore nel momento in cui il Gatto Nero minaccia di sciogliere la stretta e allontanarsi. Fey non lo permette, intreccia le dita nei suoi capelli con appassionata disperazione e strofina il viso nel suo collo. 

“Perdonami,” sussurra sulla sua pelle “perdonami. Fa ciò che vuoi. Fammi ciò che vuoi.”

“Guardami”

Non lo fa.

“Guardami o vattene”

Solleva la testa con lentezza. Ha il respiro pesante e gli occhi smeraldini incapaci di metterlo a fuoco. Con quei ricci morbidi e le labbra ben disegnate, sembra una bambola, incantevole e morta

Il Gatto Nero lo bacia con forza, mozzandogli il respiro. Con la lingua pretende subito di entrare e, non appena Fey riesce a tenere il ritmo, lo stacca su dal terreno per portarlo fino al letto. È un letto scomodo - piume d’oca, seta lavorata, una quantità imbarazzante di cuscini - troppo soffice e fresco. Non vede l’ora di stracciarne le lenzuola e imbrattarlo di umori.

Lancia Fey sul materasso e gli sfila uno strato dopo l’altro con foga. Il giustacuore, la camicia, alla tunica perde la pazienza e strappa il tessuto insieme ai bottoni. 

Fa un rumore davvero soddisfacente. 

Tiene disteso Fey con una mano al centro del petto. Modula ogni suo respiro. Inamovibile, non si fa toccare se non in punta di dita. 

Il rossore ha già cominciato a scendere sul collo e sotto le clavicole, in ramificazioni morbide che circondano i capezzoli e si arrampicano sulle costole. 

Fey rinuncia a toccare lui e accarezza sé stesso. Si pizzica i capezzoli finchè non diventano turgidi, gioca con la leggera peluria dorata sopra lo sterno, scivola con una mano sulla curva dell’anca fino ai lacci dei pantaloni. 

Il Gatto Nero non gli permette di andare oltre. Lo volta. Gli sale sopra. Lascia un bacio vorace sulla nuca che è un’ammissione di colpa, tutto denti e fame e bagnate oscenità. Il secondo, appena più sotto, è una promessa. 

Un bacio per ogni vertebra, scende e scende e scende e si sbarazza dei pantaloni di Fey come ha fatto per la tunica. E dunque scende ancora.

Fey si tende in maniera deliziosa; geme ad ogni lappata come fosse la prima, improvvisa e bollente su un’apertura fino ad allora ignorata. Chiede quasi subito di più, perché è un principino avido e viziato. “Odio quando fai così” dice quando non lo ottiene e oh, se non c’era possibilità che il Gatto Nero lo accontentasse prima, figuriamoci adesso.

Pensa che lo farà venire così una prima volta, solo per il gusto di tormentarlo. Che si danni per i tormenti della carne, e lasci perdere quelli dell’animo, almeno per qualche ora. 

L’alba è ormai arrivata, fa capolino tra le tende e sbircia i loro piaceri. La notte è terminata, e così la sua guardia. Ora può dedicarsi solo a lui.


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