Missione: M3
Prompt: 05. La quadriglia: quattro persone hanno una relazione, ciascuno con gli altri tre
Fandom: Originale
Rating: G
Warning: /
Note: /
La misura della felicità
Benjamin ha insistito perché andassero a prendere il cucciolo tutti insieme. Non tanto per sceglierlo; sono tutti adorabili in foto e non c’è possibilità che non si innamorino all’istante. Piuttosto, gli è sembrato un passo troppo importante per non farlo tutti insieme, il primo per il nuovo membro della famiglia.
Quindi sì, Benjamin ha insistito. Ha insistito perché Alex si prendesse la mattinata libera dal lavoro. Ha insistito perché David facesse fare la chiusura del bar la sera prima da un collega, così magari la mattina si sarebbe svegliato a un’ora utile. Ha insistito perché Charlie saltasse gli stupidi allenamenti del sabato, che non sono stupidi perché il basket è un gioco stupido - sebbene avrebbe molto da dire su questo - ma perché sono di sabato mattina, quando devono andare a prendere il cucciolo.
Ed è stato accontentato.
Di più, con la scusa della sveglia presto, del passo importante e tutta quella roba lì, li ha anche convinti a dormire insieme.
“Alex, occupi tutto lo spazio.”
“Spero tu non stia insinuando che sono grasso.”
“No amore, solo ingombrante”
“Ehi! Quello è il mio fianco, Dave!”
“E allora fatti più in là anche tu!”
Con tutte le problematiche del caso.
“Stavo dormendo così bene” sospira, senza aprire gli occhi. Tanto sa che gli altri lo hanno sentito.
“A proposito, dolcezza,” il tiepido braccio sotto la sua testa si tende “mi formicola tutto.”
Strofina il viso in quel cuscino per qualche secondo ancora, prima di alzare la testa e permettere a Charlie di riprendersi l’arto. Si volta e apre finalmente gli occhi.
“Arrapato come sempre” Sta dicendo David in quel momento, il malumore mattutino rivolto ora su Charlie “non manchi mai una mattina, davvero impressionante.”
Lo spicchio di luce che sfugge alle tende gli illumina metà petto, i segni del cuscino stropicciato sulla guancia, un occhio socchiuso e avido del suo azzurro intenso. Il tutto ha uno strano ma piacevole effetto, tipo composizione fotografica. È indubbiamente il più bello di tutti loro, e se solo fosse indolente e amabile, piuttosto che scazzato e musone, sarebbe il miglior motivo per svegliarsi la mattina.
“Non intendevo formicolio in quel senso!”
Alex scavalca Charlie e li lascia al loro battibecco; si avvicina a Benjamin con un sorriso cospiratore e gli parla con voce appena udibile.
“Buongiorno” gli lascia un bacio sul naso e prende ad accarezzargli i capelli e le tempie, in un modo che Benjamin sa essere ad alto rischio di farlo riaddormentare
“Mh, ‘giorno” si appropria del suo braccio questa volta e ci posa sopra la testa. Alex lo lascia fare, continuando le sue carezze.
“Che ne dici della colazione a letto? Dato che oggi è un giorno speciale, tanto vale esagerare.”
“Certo.” Poi, siccome conosce bene i modi di fare di Alex, “Mi stai chiedendo di andarti a preparare i pancake, o vuoi solo rimanere ancora un po’ a letto?”
“I tuoi pancake sono i migliori. I più buoni.” Un altro bacio sul naso, di scuse. “E non abbiamo un vero e proprio orario per andare al ranch, no?”
Un tonfo alle sue spalle li fa molleggiare entrambi sul materasso. A quanto pare Charlie ha deciso di zittire i rimbrotti di David nel modo più efficace, e magari provare anche a fargli passare il malumore.
“Per fortuna che non eri arrapato” è la constatazione di Dave quando può di nuovo parlare, ma continua a stringergli le braccia al collo e tenerlo sopra di sé.
Benjamin li guarda e sente la solita spinta verso di loro, quella voglia che gli fa prudere il collo e i polsi e arricciare le dita, che vorrebbe farlo muovere per raggiungerli e intrufolarsi in quella bolla di intimità, magari portandosi dietro anche Alex.
“Pancake, sì. Oggi è un giorno da pancake.” Annuncia.
Viene premiato da un sorriso abbacinante di Alex, il mugolio di apprezzamento di Charlie e l’occhiata di Dave giusto un po’ meno ostile di prima, che sa scomparirà del tutto appena mandato giù il primo boccone.
È il primo ad alzarsi veramente, a raccattare qualcosa da mettersi addosso e a dirigersi in cucina. Mentre armeggia con uova, farina e latte, sente anche gli altri lasciare piano piano il nido ed aggirarsi per casa.
Charlie è il primo che lo raggiunge, recuperando la piastra da uno scaffale alto e attaccandola alla corrente. Gli stringe i fianchi e assaggia le pelle del suo collo, invece della ditata d’impasto che gli offre.
“David ha ragione, stamattina sei più su di giri del solito.” Dice Ben, cercando di riappropriarsi del suo spazio vitale. “Non abbiamo tempo ora…”
“Non puoi biasimarmi.”
No, non può. Da quando sono andati a vivere insieme, Benjamin al risveglio si sente o incredibilmente fortunato, o incredibilmente eccitato. O entrambi.
“E se il cucciolo prendesse l’abitudine di dormire con noi?” Chiede, più a sé stesso che all'altro in realtà. Sempre più spesso i suoi pensieri ruotano intorno a quell’indefinito nuovo coinquilino per cui ha tanto insistito. Non vede l’ora. Ma addio alle loro mattine movimentate.
“Impossibile. Alex non lo permetterà mai.”
Benjamin non ci crede più di tanto. Alex è stato il più reticente nell’avere “una palla spargi-pelo e uggiolante” per casa solo finché non sono arrivate le prime foto. Poi le lamentele si sono ridotte drasticamente, con la stessa velocità con cui sono comparsi rotoli di nastro acchiappa-pelo, spazzole per cani, accessori per la toeletta e copertine di pile. Ce n’è già una sulla cassapanca ai piedi del letto, coordinata alla trapunta.
David accorre in suo soccorso e si porta via Charlie, dirottando entrambi verso il bagno, in nome della buona riuscita dei pancake. E Benjamin torna al suo compito principale, assaporando le promesse della giornata sulla punta della lingua. Se il cuore avesse una misura massima per la felicità, il suo rischierebbe di scoppiare.