COWT13

Mar. 3rd, 2023 11:40 pm
[personal profile] nemi23
Settimana: 2
Missione:
 M1
Prompt:
 Un personaggio si prende cura di un altro personaggio infortunato, malato, e/o bisognoso di conforto 
Fandom: Originale
Rating: T
Warning: /
Note: /


L’antro della bestia

La cantina non aveva solo un odore umido e pietroso, già spiacevole di per sé, ma anche ferroso, del sangue versato e lasciato a impregnare la roccia. Era l’odore della disperazione e dell’abbandono totale. 
Vaniard non si sorprendeva che il conte non vi avesse mai messo piede, lasciando totalmente le sue vittime in mano al carceriere. Vaniard stesso ammetteva di star facendo fatica a non correre verso l’uscita, ed erano là sotto solo da dieci minuti. Non immaginava di riuscire a passarci giornate intere.
Non avevano ancora trovato ne la chimera, ne tracce di altri prigionieri. C’erano delle guardie, però, e ciò voleva dire che la cantina doveva essere abitata, almeno da una sfortunata anima.
Arrivato all’ultima cella, Vaniard seppe che la sua ricerca era conclusa. Al di là della porta, un ragazzo sudicio e infagottato in un angolo cercava di scomparire tra le ombre. La sua giovane età lo colpì. Non aveva un filo di barba sul mento, solo escoriazioni, e non sembrava più alto di un arco. Doveva avere dodici, tredici anni al massimo. Gli salì la nausea.
Alle ali era preparato, li avevano informati che quella chimera in particolare ne era in possesso. I moncherini di corna furono una sorpresa, e così la coda,
Vaniard si avvicinò con passo lento e misurato, le mani ben aperte e stese in avanti. “Sono Vaniard dell’Ordine dei Giusti, sono qui per liberarti. Non avere paura.”
“No! Non- Non toccarmi!” La chimera gridò, scivolando via dal tocco di Vaniard e appiattendosi alla parete. I suoi occhi erano spalancati, selvaggi e frenetici. Il suo respiro veloce e tremolante, interrotto frequentemente da singhiozzi strozzati. Il suo corpo intero tremava di incontrollabile paura.
“Non voglio farti del male”, Vaniard disse, prendendogli delicatamente una mano e stringendola fermamente. Non si azzardò a toccarlo da nessun’altra parte, né a farsi più vicino. 
I loro sguardi si incrociarono. “Ascoltami. Sei al sicuro ora, non permetterò che ti facciano ancora del male. Non lo permetterò, d’accordo? Fidati di me.”
Nel secondo di immobilità successiva, Vaniard si aspettò che la chimera ritirasse la mano dalla sua presa, che il suo panico aumentasse persino o che, come un animale messo alle strette, in un gesto estremo cercasse di ferirlo o ferire sé stesso. Non lo fece. Al contrario, attraverso le loro mani unite percepì che si era rilassato appena.
Le lacrime che fino ad allora avevano reso i suoi occhi lucidi ruppero la barriera e rotolarono giù per le guance sporche. La chimera si sforzò di fare finalmente un respiro degno di questo nome.
“Io…”
“Va tutto bene.” Vaniard sorrise e gli porse anche l’altra mano. “Andrà tutto bene, te lo prometto.” 
Non appena l’ebbe afferrato, Vaniard lo tirò su in piedi e questi gli cadde praticamente addosso, incapace di reggersi dritto. Era leggero, nonostante le ali d’aquila, troppo leggero. Tremava e gemeva sommessamente, e Vaniard non sapeva come sostenerlo senza premere su qualche contusione. Muovere i primi passi verso l’uscita fu uno strazio.
“Resisti ancora un po’, poi potrai riposare. Ti rimetteremo in sesto.” Vaniard si guardò intorno, lungo il sudicio corridoio, sperando che qualcuno dei suoi uomini si facesse vedere. Si guardò bene dal gridare per chiamarli. “Ce l’hai un nome?”
La chimera non rispose.  
“Va bene anche se non ce l’hai o non vuoi dirmelo. Te ne troveremo uno.”
Gemiti e tremolii, poi un bisbiglio più coerente degli altri. “Loro mi chiamavano Bestia.”
Vaniard avrebbe preferito che fosse rimasto in silenzio.
“Te ne troveremo uno migliore.”
 

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