COWT13

Mar. 1st, 2023 12:20 pm
[personal profile] nemi23
Settimana: 2
Missione:
 M3
Prompt:
 14. La relazione romantica tra due o più personaggi deve rimanere un segreto per via di norme culturali, regole della società o simili.
Fandom: Originale
Rating: G
Warning: /
Note: Mermaid!au


Una bolla di felicità

Mentre attendeva nel tram l’arrivo della sua fermata, Rio pensava a quale scusa propinare a sua madre per aver salato la scuola. 
I passeggeri intorno, la maggior parte signori con il gilet da pesca e signore cariche di buste della spesa, scoccavano a lui e al suo zaino sguardi di disapprovazione. Disapprovazione sarebbe stata anche l’emozione più evidente sul volto della mamma quando sarebbe tornato a casa quella sera.
Impossibile passare inosservati, in ogni senso. I registri elettronici erano diventati il peggior nemico degli studenti, soprattutto di quelli i cui genitori non erano del tutto impediti con la tecnologia.
Rio decise che avrebbe detto di essere andato al Game Stop più vicino, a provare la versione beta dei giochi in uscita. Ce ne era uno che sarebbe uscito a breve, lo aveva già chiesto per il compleanno e sua madre sapeva quanto gli piacesse. Era una copertura credibile.
Il tram uscì dal labirinto di edifici in centro per costeggiare il lungomare. La luce mattutina inondò Rio, che si alzò per avvicinarsi alle porte vetrate. La sua fermata sarebbe stata la prossima. E guardare le linee del mare scorrere veloci sotto i suoi occhi, sembrando allo stesso tempo immobili, lo rilassava molto. 
Con un fischio metallico, le ruote si fermarono e Rio saltò giù attraverso le porte aperte, zaino in spalla. Avrebbe dovuto camminare per un po’. E avrebbe anche dovuto muoversi, se non voleva che il gelato che si portava dietro si squagliasse.
Evitò accuratamente le poche spiagge balneari di quella zona e scese sulla sabbia solo dopo aver messo una buona distanza tra sé e l’ultimo ombrellone in vista. Poco più in là le linee degli scogli cominciavano ad ammonticchiarsi le une sulle altre e a invadere il bagnasciuga. 
Ora cominciava la parte difficile. Rio non ricordava mai quale fosse la fessura giusta e, per esperienza, infilarsi in quella sbagliata e sgusciare fuori subito dopo con il rischio di rimanere incastrati non era piacevole. Psi non poteva aiutarlo in quel caso, non faceva di certo la sua strada. E che si sporgesse fuori dalla grotta, con il rischio di essere notato da qualcun altro, era fuori discussione.
Accese la torcia del cellulare e provò a guardare dentro un paio di aperture che gli sembravano familiari. Mise presto da parte le ciabatte, preferendo i piedi scalzi; aveva l’impressione di scivolare sulle umide rocce a ogni passo.
Cercava da cinque minuti, quando vide qualcosa di strano su uno scoglio. Più di una dozzina di conchiglie formavano una freccia, puntata verso un’altra conchiglia più grande, a spirale e ricca di creste, in bella vista sulla superficie di uno scoglio. Rio sorrise: Psi era un genio.
Ignorò del tutto la conchiglia e si infilò nella fessura sotto il masso su cui poggiava. Dovette contorcersi un po’ e tirare per farci passare anche lo zaino, ma infine sentì la familiare sensazione di scivolare giù, l’istintiva confusione nello scoprire che c’era molto più spazio di quanto la vista da fuori suggerisse.
Cadde dolcemente su una duna di sabbia, e poi ancora più giù su uno scivolo livellato di pietra, fino a immergere le gambe nell’acqua. 
Delle braccia lo agguantarono prima che potesse finire a mollo dalla testa ai piedi e lo issarono a sedere sulla sporgenza di pietra. Rio sentì subito un corpo imporsi tra le sue ginocchia e delle labbra cercare le sue. Circondò Psi in un un abbraccio, chiudendo gli occhi e immergendosi nel suo odore di mare. Era come abbracciare l’oceano. 
“Mi sei mancato.” Mormorò Psi, staccandosi solo tempo necessario di pronunciare quelle parole. “Non sopportavo più l’attesa.”
Rio lo accarezzò per tutta la lunghezza della schiena, attento a evitare le piccole creste che sporgevano in corrispondenza della colonna vertebrale. Scendendo giù, si fermò sulla linea dove la pelle sensibile lasciava posto alle squame, ma solo perché attraverso le scaglie bagnate Psi faticava a percepire il suo calore e i tocchi più leggeri. Rio voleva che sentisse quanto era mancato anche a lui, quanto non avesse aspettato altro da quando si era alzato quella mattina.
Psi si staccò con la stessa velocità con cui si era avvicinato, immergendosi in uno scroscio di schizzi per emergere poco più in là, nella grotta. 
La piccola laguna contenuta in quello spazio chiuso non gli permetteva granché di muoversi, ma il passaggio nel punto più profondo verso il mare aperto almeno non lo faceva sentire in trappola. Rio non lo avrebbe mai permesso, piuttosto lo avrebbe incontrato in mezzo al nulla, a chilometri dalla costa.
Psi afferrò qualcosa e tornò da lui per metterglielo in mano. 
“Per te. È un regalo.”
Rio aveva ora tra le mani una manciata di perle, oltre che del corallo in frammenti e quelli che sembravano dei minerali di un qualche tipo. Erano freschi al tatto.
“Puoi venderli e prenderci dei…” Psi cercò per un momento nella mente la parola aliena. “Soldi. Così puoi barattarli con quello che vuoi.” Sfiorò con le dita i cristalli. “Fammi poi sapere quale vale di più nel tuo mondo, te ne porterò altri.”
Sapeva quanto Psi avrebbe voluto comprargli dei veri regali, magari accompagnarlo lui stesso. Rio moriva dalla voglia di fargli provare un videogioco, ma non aveva osato portare la sua play station lì in quel luogo umido e a portata di schizzi. 
Era già abbastanza complicato liberarsi di quei gioielli senza destare domande, e ricavarne un bel gruzzolo. 
Non era l’ideale insomma, ma dovevano adattarsi. Ne avevano discusso innumerevoli volte e ancora non erano riusciti a trovare una soluzione migliore di quello strappo alla quotidianità, una volta a settimana, di nascosto. Una mattina rinchiusi in una bolla di felicità, e poi come se niente fosse mai successo.
Psi gli aveva spiegato le paure che quelli come lui vivevano nei confronti della superficie e dei suoi abitanti. 
“Se la mia gente lo scoprisse, ti darebbe la caccia.”
“Se lo scoprissero i miei, mi darebbero del pazzo.”
E Rio aveva provato a fargli capire che, per gli esseri umani come lui, Psi era solo una leggenda e che, per nessun motivo, la cosa doveva cambiare. Tremava all’idea di quello che gli avrebbero fatto se lo avessero visto con i propri occhi, inconfutabile.
“Grazie, amore mio.” Lo ricondusse tra le proprie braccia. “Mi sei mancato anche tu. E ti ho portato dei regali anch’io.” 
Prese lo zaino e ne tirò fuori “Delle pile nuove per il tuo orologio subacqueo e del gelato.” 
Psi si illuminò come il mare all’alba, mise da parte le pile e l’orologio da polso che Rio stesso gli aveva regalato mesi prima, e si gettò sul gelato. Adorava il gelato, specie quello alla frutta.
Rio prese a riparargli l’orologio, lasciandolo al suo momento d’estasi. Non smise di guardarlo di sottecchi nemmeno un istante e, quando si scopriva ricambiato, entrambi sorridevano come se avessero tutto il tempo del mondo. 
Per il momento, sarebbe bastato.
 

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