Settimana: 2
Missione: M1
Prompt: Un personaggio si prende cura di un altro personaggio infortunato, malato, e/o bisognoso di conforto
Fandom: Originale
Rating: G
Warning: /
Note: /
Missione: M1
Prompt: Un personaggio si prende cura di un altro personaggio infortunato, malato, e/o bisognoso di conforto
Fandom: Originale
Rating: G
Warning: /
Note: /
Il cacciatore di sogni
L’intruglio davanti a lui era verde palude, denso e con pezzettini di non voleva neanche sapere cosa che galleggiavano in superficie. Sebbene la boccetta che lo conteneva fosse ben tappata, Damian era pronto a scommettere che fosse anche maleodorante.
E Edward voleva che lo bevesse. Lo stomaco gli si chiudeva al solo pensiero.
“Sì, so che non ha un aspetto invitante.” Disse proprio lui, che doveva avergli letto il disgusto in faccia. “Ma è il modo più rapido e indolore, fidatevi.”
Damian avrebbe voluto obiettare. Certo, non poteva dire di conoscere le tecniche con cui la Gilda dei Cacciatori di Sogni si liberassero delle paure inconsce della gente, ma quando si era rivolto ad Edward per mediare un incontro, non aveva pensato che si prendesse a carico il suo caso personalmente.
Il che, ovviamente, era stato imbarazzante oltre ogni misura. Un conto era raccontare a un vecchio amico d’infanzia che tutte le notti sognava di trovarsi nudo, appeso sopra un pentolone schiumante bolle di sapone, mentre il suo patrigno e i suoi colleghi Consiglieri lo punzecchiavano e seviziavano con estremo piacere. Un altro conto era raccontarlo al magnifico e prestante giovane uomo per cui aveva avuto una cotta da ragazzini, quando ancora non era alto quanto un baldacchino e tutte quelle forme definite non erano che linee appena accentuate.
Poi, cosa se ne facesse un guerriero onirico di reali e solidi muscoli sotto la corazza, era un mistero che Damian non era ancora riuscito a sbrogliare. Restava il fatto, però, che Edward se ne stava ora al centro del suo salottino, cipiglio preoccupato e intruglio paludoso alla mano, in attesa che si mettesse “a suo agio”.
Damian gli strappò la boccetta di mano. Non c’era modo che fosse a suo agio.
Stappò la fiala. Cieli, era proprio come temeva: aveva un odore nauseante.
Nelle mani di Edward ne comparve una speculare e lui gli offrì un sorriso partecipe. Alzarono le boccette istintivamente, un brindisi silenzioso.
Solo che, al contrario del cacciatore che bevve tutto d’un fiato con la dimestichezza di chi lo aveva già fatto mille volte, Damian tentennò ancora, e ancora, e ancora. Commise l’errore di provarlo appena sulla punta della lingua e già si immaginò a vomitare tutto nel portaombrelli a pochi passi.
“Non pensateci, fatelo è basta.” Suggerì Edward. Doveva apparirgli così infantile, come un bambino che non vuole mandar giù la medicina.
Era così umiliante.
Damian si voltò per nascondere le guance in fiamme e la sicura smorfia che gli avrebbe stravolto il viso, e si decise a mandar giù. Riuscì, orgoglioso, a non schizzare fuori dalla propria pelle per il disgusto. Fu più difficile non farlo quando Edward lo prese da dietro le spalle, circondandogli la vita con un braccio.
Faticò un bel po’ per sciogliere il grumo che aveva in gola tanto da parlare senza gracchiare. “Cosa fate?”
“Dovete stendervi, subito.” Rispose il cacciatore, tirandolo indietro verso il divanetto che avevano approntato per l’occasione. “La pozione agisce rapidamente. Fra pochi secondi cadremo nell'incoscienza.”
Magari. Sarebbe stata un’inaspettata quanto gradita benedizione. Diaman si sentiva fin troppo agitato.
Caddero fra i cuscini, ma Edward non lo lasciò andare; anzi, se lo sistemò addosso come fosse un pigro gatto fiducioso, come quando da bambini gli arrivava appena oltre la cintola e trasportarlo in giro ovunque senza sforzo. Damian ricordava le sere passate nelle cucine della villa della sua famiglia, di fronte al forno spento ma ancora caldo, si acciambellava sulle sue ginocchia e condivideva con lui la focaccina nascosta ore prima in un qualche cassetto della credenza. Edward lo ringraziava con dei grattini sulla nuca che lo portavano inesorabilmente a cedere al sonno, nonostante la sua battaglia per rimanere sveglio e godersi quei momenti.
Il cuore gli martellava nelle orecchie. Lo sentiva sotto i polpastrelli, in fondo alla pancia, in ogni punto in cui Edward lo stringeva a sè. Impossibile che non lo sentisse anche lui.
Era indeciso se chiedere se quella vicinanza fosse necessaria. Non era sicuro di volere davvero scostarsi, nonostante tutto.
“Non sta funzionando.” Damian non avvertiva alcuna sonnolenza, anzi, avrebbe giurato che in venticinque anni di vita mai era stato più sveglio di quel momento. “Forse la pozione non era giusta?”
Cielo, sperava proprio di non doverne prendere una nuova dose. Avvertiva ancora l’odore acido in fondo alla gola.
Un tocco umido sulla nuca gli fece accapponare la pelle. Successe di nuovo, una pressione leggera ma inequivocabile. Il suo cuore si era spostato lì e ora batteva come se volesse lacerare la pelle e volare sulle labbra di Edward.
“È tutto giusto. Più che giusto.” Sussurrò la sua voce all’orecchio di Damian, accompagnato da un altro, lieve bacio.
L’urgenza di voltarsi lo colpì come un pugno allo stomaco. A costo di infrangere quel momento, non avrebbe sopportato un momento di indugio in più. Trattenne il fiato. Un battito di ciglia, e il vuoto lo accolse.