Settimana: 1
Missione: M2
Prompt: 09. Faccio fatica a smettere di suonare quando la musica è finita (Gianluca Grignani – Quando ti manca il fiato)
Fandom: Originale
Rating: T
Warning: /
Note: /
Missione: M2
Prompt: 09. Faccio fatica a smettere di suonare quando la musica è finita (Gianluca Grignani – Quando ti manca il fiato)
Fandom: Originale
Rating: T
Warning: /
Note: /
Questione di mancanze
Ailo amava vantarsi del fatto che avesse avuto più amanti lui, nell’arco della sua finora breve vita, della maggior parte degli uomini con il doppio della sua età. Erika diceva che era il vanto di una sgualdrina, ma Erika era una frigida bacchettona decrepita racchiusa nel corpo di una diciottenne, e per questo le sue opinioni in merito valevano meno del rame bruciato.
Ovviamente, teneva annotazioni su tutti loro. Un gioco, un altro vezzo per il suo ego, niente di serio, però un “libro mastro” esisteva e Ailo vi scriveva ormai con costanza nuovi nomi, nuovi particolari e soprattutto cosa valeva ripetere e con chi. E la lista parlava chiaro: il Viandante era il migliore, sotto quasi ogni categoria.
Era esperto, accorto, travolgente. Curioso e aperto a sperimentazioni. Bello da guardare e piacevolmente erudito ed eloquente, tanto da poterci intrattenere una conversazione decente.
Non straparlava di sé. Non godeva del proprio riflesso nello specchio. Non si imponeva a proprio piacimento nella sua vita - Cose che, a pensarci bene, Ailo invece faceva; ma non aveva mai sentito il Viandante lamentarsi, quindi…
Ero così meravigliosamente soddisfacente, che Ailo non sentiva mai il bisogno di cercare altri quando lui era in città.
Con le ultime forze che gli restavano, battè insistentemente una mano sulla sua spalla nuda. “Spostati, mi fai caldo.”
In quel momento ce lo aveva addosso, nudo e sudato, e mai avrebbe pensato di chiedergli di allontanarsi in tali costumi, ma faticava a riempirsi i polmoni d’aria, tanto era l’ansimare.
“Perdonami.” Un sorriso leggero. Un bacio all’angolo della bocca. Il Viandante si affrettò poi a rotolare lontano dal letto.
Visto quanto era attento ai suoi bisogni e piaceri, strano che gli avesse gravato così addosso da principio, Ailo doveva averlo proprio sfinito questa volta. La cosa lo riempiva d’orgoglio come poche altre. Se non fosse stato un relitto appagato a sua volta, starebbe facendo i salti di gioia per la stanza.
Il Viandante tornò con un panno di lino umido per la sua faccia, uno per il suo petto arrossato e uno per il macello che c’era tra le sue gambe. Ailo si prese qualche minuto per godere di quella freschezza e dei postumi d’ebrezza ancora in circolo. Aspettò di tornare a respirare normalmente e che le gambe smettessero di tremare. Poi, sganciò la bomba.
“Rimani qui, domani. Non partire.”
Le mani che si erano mosse fino ad allora delicate sulla sua pelle si fermarono. Il Viandante si liberò della pezza che aveva tra le mani. Gli tolse di dosso anche quella, ormai tiepida, che si alzava al ritmo del suo respiro. Quando afferrò l’ultima, Ailo sentì l’infantile bisogno di aggrapparcisi e trattenerla, come faceva da bambino alle coperte ogni mattina.
La luce soave delle candele illuminava appena il soffitto, mentre sul viso dell’uomo aveva un effetto quasi magico. Si adagiava sulle linee degli zigomi e delle labbra, dipingendole di colori più caldi del solito, Faceva splendere i suoi occhi di giada di una tristezza regale.
“Non posso, lo sai.”
Quella crudele bugia gli strinse la gola in una morsa. “Non vuoi”.
Il Viandante scosse il capo. “Io voglio stare con te, lo voglio moltissimo.”
“Non abbastanza da rimanere.” Ailo si sforzò di inumidire gli occhi. Non fu un grande sforzo. “Rimani. Stai con me. Ho bisogno che tu stia con me. Vederti partire ogni volta mi distrugge. Per giorni cammino per le mie stanze, o sulla spiaggia, e ti chiamo, e mi volto aspettandomi che tu sia lì a un passo da me, ma non ci sei.”
Gli circondò il viso con le mani, protendendosi verso di lui. Abbassò la voce nel tono più intimo di cui fosse capace. “Di notte, mi tocco sognando che sia tu a farlo. Solo tu, non ho mai sognato nessun altro.”
Stava esagerando? Era una recita troppo struggente per qualcuno che lo conosceva così bene?
La verità era che Ailo non camminava né si disperava, quelle cose non facevano proprio per lui. Salutava quell’uomo enigmatico dal porto, con il suo vestito migliore e un bacio che doveva bastare mesi. Una settimana dopo, era a scopare qualcun altro.
Capitava, però, che confondesse mani di altri, nella sua mente, con un paio ben preciso. Bastava chiudere gli occhi, e il gioco era fatto. E che delusione quando li riapriva ed era tutto sbagliato, l’uomo con lui era sbagliato.
Capitava che guardasse una lista di nomi, note, appunti, e accanto all’ego spuntasse l’insoddisfazione e una certa qual rabbia, nostalgia e una punta di determinazione. Lo voleva. Tantissimo. Soprattutto, lo voleva sinceramente e sperava che quello gli arrivasse più forte delle bugie.
Il Viandante taceva, osservando e ascoltando, accarezzandogli delicatamente le punte dei capelli. Il suo era imperscrutabile come quello delle statue, sereno e costruito.
“Ti voglio.” Riprese Ailo, con più durezza. Nella sua mente, quando aveva immaginato la scena, l’uomo aveva ceduto a quel punto. Non stava andando. Una strana foga gli attanagliò le viscere. “Per giorni, anche dopo che te ne vai. Non smetto mai di volerti, in pratica, hai idea di quanto sia frustrante?”
Il volto della statua si incrinò per liberare uno sbuffò divertito. “Sì, so cosa si prova.” Rispose il Viandante.