Settimana: 5
Missione: M2
Prompt: E alla fine, niente lieto fine
Titolo: La grotta dei cristalli infranti
Fandom: Originale
Rating: G
Warning: /
Note: /
Missione: M2
Prompt: E alla fine, niente lieto fine
Titolo: La grotta dei cristalli infranti
Fandom: Originale
Rating: G
Warning: /
Note: /
Corallo ce la stava mettendo tutta per volare su un piano orizzontale, evitare i vortici di corrente più impetuosi e mantenere una presa salda intorno al principe Adrian senza stritorarlo. L’umano, però, non gliela stava rendendo facile. Continuava ad agitarsi tra i suoi artigli, apparentemente incurante di trovarsi ad una quota tale da rendere una caduta l’equivalente di morte certa.
Corallo avrebbe voluto tranquillizzarlo, dirgli che non aveva nulla da temere, che non lo avrebbe mai lasciato cadere, ma non aveva modo finché rimaneva in quella forma. Quando ci aveva provato, con il più mansueto dei ringhi, il principe si era divincolato talmente tanto che temeva si fosse slogato una spalla.
La soluzione più pratica era sbrigarsi a tornare a casa.
Sorvolò la Terra dei Fiumi e l’Altopiano dei Profeti fino ad addentrarsi nella Foresta di Picchi. Mentre decine e decine di montagne scorrevano sotto di loro, individuò la Cima senza Perdono con un guizzo di sollievo. Le volò intorno fino a scendere di quota abbastanza da poter planare all’interno dell’ingresso a nord, il più piccolo e meno usato.
Sapeva che non avrebbe trovato nessuno, in quella serata particolare. Durante la Cerimonia della Prima Caccia, era disonorevole - per non dire patetico - per un giovane drago rientrare prima dell’alba del nuovo giorno. Ironico, però, che nessuno rimanesse a controllare l’effettiva ora di rientro dei cacciatori. Corallo aveva così la strada spianata per i suoi intenti, e qualche ora di privacy che tanto gli mancava nella gratificante ma caotica vita di branco.
La grotta dei cristalli era la sua preferita, all’interno della montagna. C’erano queste pietre traslucide che brillavano alla luce dei fuochi che rendevano il giorno più luminoso che mai e la notte un eterno tramonto. Posò il principe su un’altura di pietra dove aveva scavato per lui, nei giorni precedenti, così che nei solchi spuntasse un letto di cristalli.
Il principe Adrian tremò inginocchiato per qualche secondo, respirando a bocca aperta. Poi si voltò a guardarlo.
Corallo gonfiò il petto squamoso. Si sentiva pervaso da una vanità tutta nuova, per cui i suoi compagni lo avrebbero preso in giro. Magari tra gli altri draghi non era il più maestoso, o quello con le scaglie più lucenti o con gli spuntoni cornei più lunghi, ma agli occhi di un umano? Voleva essere splendido e unico per il suo principe, così come Adrian lo era per lui.
Il principe Adrian, che era valoroso nei tornei, gentile con i sudditi e sensibile nel comporre le sue canzoni. Aveva l’animo di un poeta e il portamento di un vero re.
Corallo mutò, perché non poteva attendere oltre per parlargli. Si rimpicciolì, fino a che il soffitto della grotta non fu troppo lontano. Perse tutte le squame, sostituite da una pelle fragile e sensibile. I denti che ora sentiva sotto la lingua erano ridicoli, ma quella bocca poteva dare voce ai pensieri e ai sentimenti.
Simile al suo principe, lo salutò abbozzando un inchino, un respiro, un sorriso. Ma Adrian non rispose e si appiattì a terra, gli occhi spalancati dal terrore.
<Non avere paura, non ti farò del male. Mi chiamo Corallo. Io…> Smise di avvicinarsi quando lo vide indietreggiare strisciando sul dorso. <Davvero, non hai nulla da temere. Vorrei solo… > parlarti, conoscerti, volare con te sopra il mare e addormentarci in un prato guardando le stelle.
Abbassò lo sguardo e sentì le guance scottare. Stava cercando un modo per dimostrare il suo interesse senza dargli l’impressione di correre, quando una pietra lo colpì sopra un occhio. Sentì la pelle, dannata pelle sottile, aprirsi in un taglio e il sangue colare fino al sopracciglio. Cominciò subito a bruciare e, quando ci premette una mano sopra, bruciò ancora di più.
Guardò allibito il suo principe. Aveva già un altro cristallo in mano.
<Stammi lontano, mostro!>
Corallo incespicò sui passi, combattuto tra il desiderio di avanzare e arretrare.
<No, aspetta, non c’è bisogno… Non voglio farti male! Non ti farei mai del male!>
Anche la seconda pietra fu scagliata. Corallo la vide, schivarla sarebbe stato facile, ma non si mosse. Questa gli graffiò una spalla e cadde con un tonfo ai suoi piedi. La guardò senza capire.
<Perché…?> Chiese in un sussurro, più a sé stesso che ad Adrian.
Quando sollevò lo sguardo di nuovo, si accorse che lui era sparito, scappato, nascosto.
Non lo inseguì subito. <Perché?> Ripeté alla grotta. I cristalli rimasero muti.