COWT12

Mar. 15th, 2022 04:45 pm
[personal profile] nemi23
Settimana: 4
Missione:
 M2
Prompt:
 Errare humanum est, perseverare autem diabolicum
Titolo:
 L'errore di un dio
Fandom: Originale
Rating: G
Warning: /
Note: /

<Pensi che un dio possa commettere errori?>
Ailo non si sorprende della domanda che gli sfugge dalle labbra. Il sermone del nuovo e appassionato sacerdote Quinio - quello lì sarà una tale spina nel fianco come solo i fanatici sanno essere - ancora gli svolazza nella testa. E i suoi filtri verbali vengono fatti a brandelli ogni volta che è appagato. Il Viandante, poi, gli ispira quesiti filosofici e riflessivi tanto quanto lo eccita, cosa che ha stabilito una routine ormai consolidata: sesso e introspezione, conditi da un cestino di fragole.
Il Viandante non smette di accarezzargli la pelle nuda, osserva il focolare scoppiettante e comincia a raccontare.
<C’è una tribù, oltre la Dorsale delle Stelle, che crede che gli dei del cielo abbiano insegnato tutto agli uomini della terra, compreso a commettere errori. Era un concetto difficile da insegnare e gli dei discussero molto tempo su quale fosse il modo il più adatto. Ad un certo punto, un dio di nome Afi, testardo e per nulla paziente, si stancò della situazione e scese sulla terra. Radunò gli uomini intorno a sé e stese la mano sulla prima cosa che vide: un giovane albero di mele. La piante crebbe all’istante e fiorì e diede frutti succosi e rossi come le labbra consumate.> Si zittì un momento, gli ammirò le labbra lucide di saliva e succo di fragole e le accarezzò con un dito. Ailo pendeva dalle sue. <Gli uomini non batterono ciglio: i meli facevano mele rosse, era risaputo. Allora Afi stese ancora la mano e l’albero rifiorì e diede nuovi frutti. Questa volta, però, le mele erano verdi. Verdi e aspre e un poco più piccole. Gli uomini le guardavano confusi e le comparavano alle mele rosse, non capendo il perché di quella creazione. Afi stese ancora una volta la mano. Questa volta maturarono mele gialle, farinose, che si sgretolavano in bocca come sabbia umidiccia. “Perché queste mele sono così sgradevoli?” chiesero gli uomini. “Perché ho commesso un errore” rispose il dio e se ne tornò in cielo.>
Il Viandante tacque e Ailo non trovò niente di più intelligente da dire di un <A me piacciono le mele verdi.>
Il Viandante rise come se avesse raccontato una barzelletta e il suo petto vibrò sotto la guancia di Ailo.
<Qual è la morale di questa favola?> 
<Non c’è morale. Questa è la spiegazione della tribù Huna al colore delle mele.>
<E anche la risposta alla mia domanda? Quindi gli dei sono stati i primi a commettere errori.>
<Così la pensano gli uomini Huna.>
<Ma io non l’ho chiesto agli Huna. Io voglio sapere cosa ne pensi tu.>
Il Viandante ci pensò per un momento che si protrasse in una, due, tre carezze languide. 
<Credo che nessuno possa essere sempre nel giusto.> Rispose, infine.
Ailo, però, non era ancora soddisfatto. <E non è forse questa la differenza tra un uomo e un dio? Gli uomini sbagliano, i dei no.>
<I dei sono sempre nel giusto, secondo la tua opinione?>
La strage di Corisi gli sovvenne alla mente. Poi l’inondazione che aveva inghiottito metà Porto Nuovo due inverni addietro, e la malattia che quell’estate si era mangiata quasi metà del raccolto delle loro campagne. Ricordò Quinio che diceva “Nella prosperità e nella punizione, gli Dei sono sempre giusti”.
<Spero proprio di no.>
Il Viandante gli lasciò un’altra carezza, risalendo con la mano fino ai ciuffi intrecciati sulla sua nuca. Lo baciò su una tempia, il bacio che si dà a un fratellino impaurito. <A Navaha venerano due dei. C’è Il Giusto, che è rettitudine e ordine e progresso, e c’è L’Errante, che ti mette sul sentiero sbagliato e non ti fa mai imparare dagli errori, così da averti in pugno per sempre.>
 

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