COWT12

Feb. 13th, 2022 03:35 pm
[personal profile] nemi23
Settimana: 1
Missione:
 M1
Prompt:
 Futuro
Titolo:
 Sordo e blasfemo
Fandom: Originale
Rating: T
Warning: /
Note: /

Il Palazzo dell’Alba è meno… meno di quanto Ailo si aspettasse. Meno di quanto i racconti o le leggende lascino intendere. Dal timore reverenziale con cui ne parlano nel paese e dall’orgoglio tangibile nella voce dei Monaci, si aspettava un castello imponente e maestoso, con alte torri di cui si perde il conto, distinto su un’altura che domina la valle sottostante. I mattoni d’alabastro che catturano i primi raggi del sole e annunciano il nuovo giorno come un faro nella tempesta.

Invece quello che trova alla fine del Sentiero degli Intrecci è poco più che una villa con un muro di cinta, due timide torrette a levarsi oltre il tetto dell’edificio principale. Sulla facciata, schizzi di fango e si arrampicano lungo le mura fino alla vita e le erbacce hanno conquistato almeno la metà delle crepe. E sarà che il cielo è nuvoloso quel giorno, ma il Palazzo non risplende per niente, anzi, sembra assorbire l’umidità come una spugna e ripresentarla agli occhi dei visitatori con un grigiore uggioso. Se non fosse per gli stendardi, Ailo l’avrebbe scambiata per la triste residenza invernale di un nobile minore e avrebbe tirato dritto per la strada.

Nonostante manchi più di un’ora alla cerimonia, il Palazzo sembra già oltre la sua capienza massima. Viandanti di semplice passaggio e curiosi dei villaggi vicini occupano le strade, del cortile, le panche ai lati dei camminamenti e si spingono fin oltre gli archi dell’androne. Chiacchierano tra loro, eccitati per una novità che non sia il raccolto del mese, un neonato venuto al mondo o il matrimonio di turno. Ogni tanto si scorge un guizzo scarlatto della tonaca dei Monaci, che si muovono da una parte all’altra del Palazzo scartando i meno veloci a spostarsi dal loro cammino e non guardando in faccia nessuno.

Ailo deve penare non poco per acciuffarne uno, un novizio accaldato con le sopracciglia aggrottate che prima cerca di scrollarselo di dosso senza guardarlo e poi lo fulmina con lo sguardo. Basta che gli mostri, però, il timbro sulla lettera ricevuta settimane prima dall’Alto Monaco di Linat perché la fronte del ragazzo si spiani dalla sorpresa. Il novizio cambia subito atteggiamento, voltandosi tanto per cominciare interamente dalla sua parte. 

Ailo viene accompagnato, quasi scortato, in un’ala del Palazzo strenuamente difesa dalla confusione che lo ha accerchiato, in una libreria discretamente fornita dove già attendono una mezza dozzina di altre persone. Il portone chiuso dietro di sé attutisce i rumori esterni in maniera impeccabile. Nell’aria aleggia un odore delicato di lavanda e timo, appena speziato da qualsiasi sia l’intruglio che sta fumando l’individuo incappucciato in un angolo.

Ed è in quell’inaspettata oasi di pace che la sua mente, senza più stimoli su cui concentrarsi, riprende a macchinare. Eccolo, al Palazzo dell’Alba. Come gli aveva detto il suo patrigno? Il Palazzo dell’Alba per la nuova alba che sta per sorgere nella sua vita. Un’alba placida, o magari rosso sangue, o rannuvolata da nuvole di temporale. Un tuono in lontananza riverbera sotto gli infissi della finestra e sembra suggerirgli quell’ultima risposta.

Ailo non ha nessuna voglia di camminare tra due ali di curiosi impiccioni, inginocchiarsi su un altare di nuda, polverosa e scomoda pietra e sentirsi dire da un vecchio Monaco flaccido quale sarà il suo futuro. Il suo destino. Ha promesso che se lo sarebbe scelto da solo. Lui e Myka hanno giurato. La loro vita, a modo loro. 

Quella è solo una formalità, una perdita di tempo, tuttavia necessaria per mantenere le apparenze. 

Nell’ora successiva, in preda alla noia, all’agitazione, al malcontento e a una strana voglia di trasgressione, prova ad uscire dall’ala dei prescelti solo per esserci rispedito dentro dopo tre passi. Prova a chiedere uno spuntino, che gli viene negato. Domanda un bicchiere di vino o speziato e gli portano dell’acqua. Succo? Acqua. Quella sacralità ostentata e fasulla gli dà sui nervi.

Alla fine, arriva a chiedere allo sconosciuto fumatore un assaggio della sua pipa e si limita a passare il tempo sfogliando qualche libro. 

All’arrivo della sua ora, lascia cadere il volume d’erboristeria a terra senza rimetterlo sullo scaffale e segue il Monaco con indulgenza. Accarezza le pareti d’alabastro dei corridoi che attraversano e il freddo sotto le dita manda brividi compiti a scuotergli la schiena. La reazione gli ricorda altri brividi, bollenti. Chissà cosa succede se si mette a fantasticare sulle notti profane con Myka durante la cerimonia. Il destino arrossirà e lo fulminerà per la sua indecenza?

La navata dove si svolge la cerimonia è dello stesso triste colore del resto del Palazzo, con qualche cero acceso che prova senza successo ad illuminare un po’ più l’ambiente. E’ gremita di gente e tutti guardano lui. Ailo non li vede, è immerso nel calore delle sue lenzuola giù a Città della Luna, a bearsi della compagnia, del piacere effimero e della gioventù. Il futuro è qualcosa di lontano, che non lo tocca. 

Cammina fino all’altare e si beffa di ogni Monaco irrigidito nella tunica e nei divieti, inarca mollemente il collo, fa ciondolare la testa e i ciuffi biondi che gli sfiorano le guance, si umetta le labbra. Quando si inginocchia, un risolino divertito gli sfugge dalla bocca. 

Che gli dicano che è destinato alla grandezza, o alla rovina, o al nulla. Che costruirà imperi o li ridurrà in cenere, che sarà causa di sofferenza o di gioia, odiato o temuto, glorificato o dimenticato. Che dicano quel che vogliono, quel che il destino sussurra loro all’orecchio. 

Lui sarà sordo e blasfemo.


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