Jan. 8th, 2026

 

Racconti di Natale


8

Un ramoscello d’ulivo


Scritta per la Tombola delle Lande 16 

(prompt 30. lavare i piatti)


L’appartamento fa schifo. Non è colpa sua, è Cas che non ha riordinato dopo la festa di ieri sera. 

Non è neanche colpa di Cas, in realtà: l’allarme silenzioso del Prestige è partito tre secondi dopo l’uscita dell’ultimo invitato. Non ha potuto fare altro che gridare una patetica scusa a Sam e fuggire prima che il suo sguardo tradito lo convincesse a restare, e al diavolo i ladri che non potevano scegliere momento peggiore per quella rapina. 

Sembra che Sam non abbia voluto fare tutto il lavoro sporco da solo. Comprensibile, davvero, è stato Cas ad organizzare la festa e invitare mezzo dormitorio. E ha promettere che si sarebbe occupato di tutto lui.

Oh, dio, Sam deve essere incazzato da morire. Ovvio che non abbia pulito. 

L’appartamento fa schifo quasi quanto da schifo si sente Cas. Per la fuga, ma anche per la marea di botte che si è beccato quella notte, al Prestige. Furto sventato e cattivi presi, ma accidenti, quanto picchiano forte i Cappucci Neri. Per non parlare dei dolori della crescita.

Si fa strada nell’ingresso tra bicchieri vuoti e mobili fuori posto. Ogni volta che solleva un piede, il pavimento fa un rumore appiccicoso davvero spiacevole. Ha bisogno di passare lo straccio, ma ha anche bisogno di una doccia, di una dormita e di un antidolorifico. L’ordine con cui eseguirà tutte queste operazioni dipende da se Sam è in casa o meno.

Cas supera l’arco che porta in cucina, diretto verso la camera del suo coinquilino, e si arresta bruscamente. Infila la testa sotto l’arco. No, gli occhi non lo ingannano: Sam di fronte al lavabo, di spalle.

La voglia di scusarsi subito e quella di rimandare il confronto combattono dentro Cas. Vince la prima, non appena si accorge che Sam sta lavando i piatti. 

«Non c’è bisogno,» incespica con le parole e con i passi, mentre tenta di raggiungerlo al rubinetto, «faccio io, dammi solo il tempo di metter giù-scusa se ho lasciato un macello. Metto a posto io, davvero. Tu…tu non devi-non c’è bisogno che mi aiuti.»

Sam si ferma, mette giù la spugna, volta il viso per guardarlo. Lo squadra da capo a piedi. «Hai un aspetto di merda.»

“Anche tu”, Cas vorrebbe dire, perché non è l’unico con la faccia tirata e le occhiaie. Sam non ha l’aria di qualcuno che abbia dormito, ma neanche di uno incazzato per la casa in disordine. 

Prima che Cas possa chiedergli come mai lui non abbia dormito questa notte, Sam alza una mano insaponata e gli preme delicatamente le dita su una tempia. Ahia. Punge come spilli. Lì intorno c’è sicuramente un ematoma.

«Vatti a stendere,» ordina Sam, senza chiedere spiegazioni. «Ti porto del tylenol e un po’ d’acqua.»

Non che non sia allettante come proposta, ma… «Ti aiuto a pulire, anzi, ti do il cambio, grazie per quello che hai fatto finora, ora ci penso io-»

Sam lo spinge verso il corridoio, punzecchiandolo su un fianco - ahia, ahia, ahia. Gli mozza il respiro. Anche lì c’è un ematoma, ci scommette la macchinetta del caffè. 

«Vatti a stendere,» ripete, perentorio questa volta. Torna a guardare dentro il lavello. «Finisco qui e vengo da te. Poi parliamo.»

Quello sì che fa desistere Cas dal proposito di pulire.

C’è un tacito accordo, tra loro due: non si parla. Cioè, si parla di tutto - dei dispiaceri quotidiani, dei progetti futuri, di un’intimità e un affetto che crescono di giorno in giorno - ma non si parla di quello. Sam non chiede a Cas delle notti fuori, delle volte in cui scappa all’improvviso e delle mattine in cui torna a casa con lividi freschi. Non gli chiede come sia possibile che un ragazzo di ventitre anni abbia ancora i dolori della crescita.

E Cas non chiede a Sam come mai ogni tanto scompaia anche lui.

Cas non vuole che gli siano fatte quelle domande, perché dovrebbe mentire, e non vuole mentire a Sam.

Fugge in camera. Si tuffa sul letto, spera che l’incoscienza lo colga sul colpo. Non succede. Qualcosa gli stritola la pancia e non capisce se è l’ansia o un crampo. Ha pochi minuti per trovare una buona scusa per evitare la conversazione, o una buona bugia da propinare a Sam. Sarebbe tutto molto più facile se il cuore smettesse di battergli in testa.

Non ricorda di essersi addormentato, ma quando si sveglia la casa è pulita da cima a fondo.



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